Ragusa e dintorni
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Ragusa, 3 dicembre 2021 — È morto, dopo lunga sofferente, il pittore ibleo Salvatore Chessari, fratello dell’on.le Giorgio Chessari. I funerali avranno luogo sabato 4 dicembre, ore 9.45, presso la Chiesa di Santa Maria Nunziata in Via Ungaretti, 11 (Strada per Chiaramonte). 

Ci piace ricordare Salvatore Chessari con quel sorriso ibleo e di artista che si è sempre distinto nel campo della pittura. Lo ha fatto ininterrottamente in punta di piedi perché amava, e non poco, la pittura. È stata la sua passione di sempre, “proiettato all’esterno, al rappresentare, al saldare il piacere del dipingere col rendere la natura, il mare, i suoi fondali, o il paesaggio ibleo”, come ha scritto lo storico dell’arte Paolo Nifosì nell’antologia critica.

Ci lascia tante opere. Non pochi i paesaggi rappresentati con quella estrinsecazione laboriosa ed efficace del suo mondo interiore, di una sua sottile vocazione poetica. Sono paesaggi in cui la vista affonda con le sue ragioni percettive, insieme con quelle del cuore, entrambe interessate da una forte qualità pittorica che le rende efficaci e, nello stesso tempo, attraenti.

Quella di Salvatore Chessari (nato nel 1938) è una biografia di tutto rispetto che ha inizio sin dai primi anni ’70. Solitario, tenace e, soprattutto, combattivo, nella vita Salvatore Chessari è stato tutto questo. Nelle sue rappresentazioni pittoriche si avvertono gli echi di una forza inesausta che diventa “espressione tecnica di una sapienza accumulata nel tempo e messa al servizio di un ideale di bellezza inusitata, di stupore genuino”, come annota il critico d’arte Francesco Gallo.

Una delle sue più recenti opere è stato il grande d’aprés de “Il quarto stato” di Pellizza da Volpedo, che l’artista ibleo Salvatore Chessari ha realizzato per l’auditorium del Centro studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa, oggetto di un’interessante e seguita conversazione tenutasi a metà novembre nella sede del “Feliciano Rossitto” e splendidamente curata dallo storico dell’arte Paolo Nifosì.

“Il compito dell’artista – puntualizzava Salvatore Chessari in un’intervista concessa al quotidiano “La Sicilia” nel 2012 – è quello di bloccare la bellezza in una tela e consegnarla a chi questa tela guarderà”. 

Giuseppe Nativo

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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